Cosa si intende per Esodati 5.0? Con questo termine vengono identificate quelle imprese che avevano presentato comunicazioni valide ma non finanziate a seguito dell’esaurimento delle risorse nel mese di novembre 2025.
Il primo intervento normativo aveva comportato:
- Riduzione significativa dell’intensità del beneficio;
- Esclusione di alcune componenti rilevanti dall’incentivo;
- Impatto diretto su investimenti già pianificati.
A seguito delle proteste delle associazioni imprenditoriali, il Governo ha annunciato:
- Ripristino delle risorse previste nella Legge di Bilancio;
- Incremento della dotazione complessiva fino a circa 1,5 miliardi di euro;
- Prospettiva di copertura quasi integrale delle istanze.
A seguito degli incontri che si sono svolti tra le istituzioni e le associazioni imprenditoriali, è stato raggiunto l’accordo di aumentare la dotazione dei fondi per permettere un beneficio pari al 89,77% per gli investimenti in beni strumentali e pari al 100% per FER e certificazioni (su tre anni).
Anche se tali “conquiste” sono importanti per le imprese, la sequenza con cui gli eventi si sono succeduti non cancella l’incertezza che un comportamento, come quello assunto in questi mesi, genera nei potenziali investitori. Un ciclo di incertezza che si somma ai mesi di ritardo dell’attuazione del decreto di Transizione 5.0 avvenuto nel 2024, ai tre mesi di stallo del decreto attuativo dell’iperammortamento 2026.
A quanto sopra evidenziato, si deve aggiungere anche la perplessità sulle modifiche apportate all’articolo 8 del DL 38/2026 a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 3 aprile 2026, n. 78, del D.L. n. 42 del 03/04/2026 con riferimento appunto alle imprese esodate 5.0.
Con la nuova formulazione viene riconosciuto, per tali imprese, per il 2026, un contributo sotto forma di credito d’imposta che è passato, come già detto in precedenza, dalla percentuale del 35% a quella del 89,77%. Contestualmente, il limite complessivo di spesa, sempre per il 2026, viene notevolmente incrementato, passando da 537 milioni a 1.302,3 milioni di euro.
Se questi incrementi risultano essere estremamente interessanti e incentivanti per gli investimenti, la nota dolente sembra essere rappresentata dal fatto che il beneficio è fruibile esclusivamente in compensazione, tramite modello F24, a partire dal quinto giorno successivo alla comunicazione da parte del GSE, ed entro il termine del 31 dicembre 2026.
Tale perplessità è ampiamente comprensibile se si prende in considerazione l’arco temporale previsto per il suo utilizzo in compensazione ovvero “entro il 31 dicembre 2026”. Tale termine perentorio è sicuramente peggiorativo rispetto a quello più favorevole previsto inizialmente e rappresentato da una diluizione quinquennale.
La perplessità aumenta se si considera la sua possibilità di essere totalmente utilizzato nel 2026 da parte di una media o grande impresa rispetto ad una piccola: la loro differenza in termini di capienza fiscale è enorme, soprattutto nell’ottica che la maggior parte delle realtà esodate è rappresentata proprio da quest’ultima tipologia d’impresa.
Il fatto di non poter utilizzare completamente il credito d’imposta spettante entro il termine previsto, comportando la perdita della parte non utilizzata, compromette la validità dell’agevolazione nel suo complesso. Infatti, la percentuale di agevolazione subirebbe una drastica revisione al ribasso.
Per concludere con una nota ottimista, speriamo che tale termine perentorio sia frutto di un difetto di coordinamento testuale (dato l’iniziale ammontare di fondi previsti che corrispondeva a un beneficio del 35%) che speriamo venga corretto in sede di conversione definitiva.